L’ultima scoperta della
letteratura italiana.

ABC


Il dolore di crescere.
di Yolanda Cardo
2 Maggio 2009

Il Premio Strega e i milioni di copie vendute confermano il successo, in Italia e all’estero, del primo romanzo di Paolo Giordano.
Sorprendente rivelazione –simultanea ed unamine in vari paesi europei– il ventiseienne Paolo Giordano è stata l’ultima scoperta della letteratura italiana.
Insignito del Premio Strega, il più prestigioso nel suo paese, questo giovane laureato in fisica teorica ha trionfato in modo schiacchiante vendendo oltre un milione di copie del suo primo romanzo, La solitudine dei numeri primi, una dolorosa storia di formazione ambientata nell’Italia d’oggi. Quella degli scienziati che trovano un posto privilegato nella letteratura è una tradizione che riporta alla memoria Primo Levi, il chimico che sulla sua terribile esperienza nei campi di sterminio avrebbe costruito un’opera immortale.
Nel caso di Giordano, il fulcro del racconto –la difficile tappa di crescita di due disadattati– ruota attorno ad un ambito intimista, psicologico e sociologico. La durezza del dramma sembra palpitare tra le quattro pareti di un laboratorio che scruta al microscopio sentimenti e sensibilità restii ad una facile interpretazione
Lirismo pietrificato. In nessun momento il racconto perde l’aria neutrale dell’osservazione clinica, minuziosa e scarna, dotata di un lirismo secco e pietrificato che spoglia il linguaggio di ogni vittimismo, persino nei momenti emozionali più tormentati e laceranti. Ne risulta una delicata e sottile fabula sul destino e sulla fragilità dell’esistenza e sullo spietato rifiuto sociale, a partire dalla stessa scuola, verso i diversi, verso coloro che non si comportano o che non condividono criteri, confidenze o esperienze simili a quelle dell’ambiente che li circonda.
Alice e Mattia, due adolescenti traumatizzati e assediati dagli oscuri fantasmi della loro infanzia, si portano dietro segreti che li spingono nei sotterranei dell’isolamento e li rinchiudono nelle carceri invisibili del risentimento, del senso di colpa e di una vaga smania di vendetta.
Mutismo abissale. Da piccola, in montagna, Alice ha subito un grave incidente sciistico che l’ha portata sul punto di morte. Era suo padre ad incitarla a praticare uno sport che lei detestava. A seguito di quell’episodio, a causa del quale è rimasta zoppa, Alice ha iniziato a covare un profondo rancore e un odio irrazionale verso il padre e verso la passività e la connivenza di sua madre. Tuttavia il suo odio si è riversato soprattutto verso il suo corpo: Alice è anoressica. Rifiuta ogni boccone.
Da parte sua Mattia, un genio della matematica considerato dai suoi compagni di classe un fissato che non riece a rapportarsi con gli altri, ha assunto barbare abitudini autolesive, che lo inducono a conficcarsi nelle mani e nelle braccia coltelli ed ogni altro genere di oggetto. Rinchiuso in un mutismo abissale, vede cambiare la sua vita il giorno in cui, da piccolo, ha lasciato sola in un parco sua sorella gemella, una bimba ritardata, per andare ad un compleanno. Al suo ritorno, Michela era scomparsa e non sarà mai più ritrovata.
Assenze condivise. Carnefici di loro stessi, suicidi senza il coraggio di abbandonare un’esistenza che aborrono e incapaci di amare o di provare affetto, Alice e Mattia si incontrano un giorno nel cortile di scuola. Entrambi riconoscono nell’altro un loro simile che si trincera dietro le proprie paure e la propria solitudine. Da quel momento, una forza irreversibile, indistruttibile, li attrae come una calamita e fa iniziare loro un complesso rapporto che durerà per tutta la vita e che si fonda più sui gesti e assenze condivise che sulle parole. Una relazione con cui di nuovo si puniranno per i rimorsi oscuri e le disgrazie di un passato che solo loro conoscono e che si sono raccontati.
Paolo Giordano intreccia la sua storia con una bella e accattivante metafora sui numeri primi, all’interno dei quali ce ne sono alcuni ancor più speciali: i numeri primi gemelli, tra i quali sempre si interpone un numero pari. Numeri “solitari e sospettosi”, “schiacciati tra altri due”, come l’11 e il 13, o il 17 e il 19 che restano vicini senza mai arrivare a toccarsi. Proprio come Alice e Mattia.