Esordisce con un libro perfetto.

Il Giornale


Quel dolore segreto che ti cambia la vita.
di Caterina Soffici
3 Febbraio 2008

Una gamba rotta e una sorella ritardata: il 25enne Paolo Giordano esordisce con ‘La solitudine dei numeri primi’, un libro perfetto.
Due solitudini non si possono incontrare. Nel momento stesso in cui si incontrano non sono più solitudini. Così numeri primi, che sono divisibili soltanto per se stessi e per 1. «Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi». Sono numeri diversi. Vorrebbero qualche volta essere come gli altri, ma non ne sono capaci. Poi esistono dei numeri primi gemelli, che sono separati tra loro solo da un numero pari. Sono vicini, ma non riescono mai a toccarsi. Ecco spiegato il titolo: La solitudine dei numeri primi (Mondadori, pagg.314, euro 18).
Così la vita di Mattia e di Alice scorre come quella di due numeri primi gemelli. Si sfiorano, si cercano, ma c’è sempre qualche numero pari che li divide. Mattia e Alice sono due ragazzini diversi dai coetanei, la vita ha tirato a entrambi un tiro mancino. Alice ha sette anni, odia lo sci club ma suo padre la costringe a uscire di casa alle otto di una mattina nebbiosa di dicembre. Finisce fuori pista, in un burrone, si spezza una gamba e rimane immobilizzata a chiedersi se i lupi vanno in letargo. Mattia ha una sorella gemella, identica a lui. Però Mattia ha una mente superiore alla media, mentre nella testa di Michela qualcosa gira storto.
Sono in terza elementare e Mattia abbandona al parco la sorella ritardata per andare a una festa di compleanno senza essere preso in giro dai compagni. Da quel momento la sua vita non sarà più la stessa. Per lui e per Alice, una manciata di secondi segnerà le future esistenze. Come nelle vite di ognuno di noi. C’è chi sarà in grado di rimettersi in moto e chi invece rimarrà schiacciato sotto il peso di quella manciata di istanti Mattia e Alice decideranno, ciascuno a suo modo, di non essere.
Della trama non diremo una parola di più, perché quello di Paolo Giordano è un libro da leggere d’un fiato, una delle opere di narrativa più originali e brillanti che capitino tra le mani. Finalmente uno scrittore giovane (non un «giovane scrittore» che magari ha quarant’anni).
Paolo Giordano è nato a Torino nel 1982, quindi è giovane sul serio. Ma esordisce con un libro perfetto, costruito con la sapienza di un narratore navigato. Non c’è niente di forzato, niente di studiato a tavolino. È come se le parole fluissero in modo naturale dalla penna di questo ragazzo che, apprendiamo dalla quarta di copertina, è laureato
in fisica teorica e lavora all’Università con una borsa di dottorato.
Non vogliamo sapere niente di più.
C’è sicuramente qualcosa di autobiografico nella storia di Mattia, che trova rifugio nella fredda perfezione dei numeri e già da bambino quando guarda dal finestrino la linea tratteggiata sull’asfalto si domanda quale sia la legge fisica che la rende ai suoi occhi una striscia bianca. Il mondo è un magma caotico, che non segue dinamiche comprensibili.
La matematica, invece, è un porto sicuro, la successione delle cifre è prevedibile e governabile.
Qui verrebbero facili le analogie con il ragazzino autistico di Mark Haddon di Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte (una mente straordinaria allenata alla matematica ma assolutamente inadatta ai rapporti umani).
O anche con A Beautiful Mind, che raccontava la vita dello schizofrenico premio Nobel John Forbes Nash jr.
Genio e sregolatezza. Genio e diversità. Ma sarebbe un errore. Perché questo è un libro che parla di sentimenti. E ognuno potrà ritrovare nel libro di Paolo Giordano un pezzetto di se stesso, perché la vera protagonista di questa magnifica storia è la solitudine.