Paolo Giordano
la nuova meraviglia della letteratura italiana.

Ha’aretz


La mia solitudine ha toccato la tua.
di Liat Elkayam

L’amore malato può essere molto più forte dell’amore normale, con una dimensione aggiunta di forza e profondità. Non è chiaro se l’amore platonico possa essere definito amore malato, ma chiaramente l’amore platonico non rappresenta un amore quotidiano, regolare. Come può crescere un amore che non viene vissuto fisicamente, e come può rafforzarsi quando non c’è quel tocco di redenzione che ne ammorbidisce le asperità? Paolo Giordano, la nuova meraviglia della letteratura italiana, crede che ci sia un modo.
L’amore platonico è una capsula di romanticismo concentrata. E’ l’idillio nella sua forma più pura. Le origini dell’amore platonico risalgono all’amor cortese, una forma di romanze e serenate scritte nel XII secolo, quando l’amore veniva dichiarato da un cavaliere ad una dama sposata che non sarebbe mai stata sua. La tragedia di Mattia e Alice, i protagonisti di The Solitude of Prime Numbers, è che quello che li separa non è un contratto di matrimonio, una tradizione, un re, ma precisamente quella stessa cosa che li lega.
Il romanzo comincia con i traumi devastanti dei due protagonisti. Da bambino Mattia lascia la sorella handicappata in un parco perché non vuole essere deriso a una festa di scuola. La sorella scompare per sempre e Mattia non riuscirà mai a superare il giudizio bruciante dei suoi genitori. Il padre della giovane Alice sogna per lei una carriera da campionessa di sci; sentendo la disapprovazione paterna, la ragazza accelera in una discesa e finisce per avere un incidente fatale. Alice diventa handicappata – zoppa in modo permanente e con un odio definitivo per suo padre.
I due si incontrano per la prima volta al liceo quando hanno 15 anni. Alice è una ragazzina anoressica e sola, che cede alle pressioni crudeli del gruppo di cui vorrebbe disperatamente fare parte; Mattia è un paria sociale e un genio dei numeri che si procura dei tagli. Il suo unico amico è un altro emarginato, un giovane omosessuale innamorato di lui. La descrizione del liceo e dell’amicizia tra i due rimanda i lettori all’inferno dell’adolescenza. Costretti al gioco della verità o a quello di chi osa di più, a denudamenti umilianti negli spogliatoi – lampi che acuiscono i nostri sensi. Quando la mano di Alice tocca la mano di Mattia “era come se le sue terminazioni nervose si fossero concentrate tutte in quel punto e, quando si staccò, gli sembrò che dal suo braccio schizzassero fuori delle scintille, come da un cavo scoperto”.
Questa è l’età in cui i grandi amori platonici sono degli incidenti naturali – una precisa scelta da parte di Giordano. In realtà, non ci sono scelte che non siano precise nel romanzo. La sensazione che si ha leggendo The Solitude of Prime Numbers non è quella di un romanzo d’esordio, non di un terzo romanzo. Se seguiamo la linea matematica tracciata dal titolo del romanzo, troviamo un’equazione perfetta ed equilibrata che si adegua alle regole della trama – compreso il titolo metaforico, che chiarisce l’essenza della relazione tra i due protagonisti.
La relazione tra Mattia e Alice li vede più vicini verso i vent’anni, e tuttavia resta priva del contatto fisico. Alla mente matematica di Mattia è una relazione che gli ricorda quella tra i primi gemelli; sempre insieme ma senza mai toccarsi (per esempio l’11 e il 13). L’assunto dei matematici è che più uno conta, più numeri di questo tipo compaiono. E questa è una delle famose questioni irrisolte della teoria dei numeri, ma Giordano, con una formazione da fisico, non mette alla prova la pazienza dei lettori e la matematica resta chiaramente una metafora.
Con il passare degli anni la paura del contatto fisico diventa meno necessaria ma i protagonisti restano sulla difensiva. Mattia si concentra sui suoi amati numeri. Alice trova conforto nel mondo della fotografia. Le descrizioni delle foto sono leggermente kitsch (ma Giordano è così giovane – un bel ragazzo di 27 anni – che glielo possiamo perdonare). Nel giorno in cui Mattia riceve la laurea, Alice – spinta dal dolore fisico e da un corteggiatore inaspettato – agisce per la prima volta con uno sforzo superiore alle sue forze. Quando bacia la guancia di Mattia “in un soffio spazza via tutti gli insetti”; e quando lo bacia sulla bocca, dopo che lui le ha rivelato il suo grande segreto, lui sente che le sue mani leggere “gli tenevano ferma la testa e riafferravano i suoi pensieri imprigionandoli”. Questi sono momenti rari. Giordano per la maggior parte dei casi si attiene alla descrizione delle azioni; quando se ne allontana lo fa con un tocco gentile, e con la consapevolezza dei suoi personaggi, come per confermare i loro handicap emotivi. Questa doppia disconnessione – la distanza tra i personaggi e dall’approccio scritto verso di loro – funziona sorprendentemente bene.
Il romanzo continua a descrivere con durezza la vita adulta dei due protagonisti. Una sorpresa ci attenda alla fine, del tipo che qui non può essere rivelato. Si può soltanto dire che un romanticismo cupo e un dolore emotivo cronico ne permeano ogni pagina.
La tragedia è ovviamente celata nel fatto che per la prima volta nella loro vita i due protagonisti avrebbero potuto vivere per sempre felici e contenti; e tuttavia nello stesso tempo sono così simili, sono troppo simili. Quando le anime gemelle sono ferite fatalmente nello stesso posto, nessuna delle due può curare l’altra. Possono solo toccare le ferite l’uno dell’altra. E le ferite possono smettere di sanguinare, ma il dolore continua a crescere.
Paolo Giordano ha ricevuto il più prestigioso premio letterario italiano, il Premio Strega, e il suo lavoro è stato tradotto in tutto il mondo. La scorsa settimana ha partecipato al Writer’s Festival di Gerusalemme e, prevedibilmente, il suo romanzo diventerà un film. Qual è il significato del successo di un romanzo che parla di anime ferite e sole? Forse, questa è una storia condensata che potrebbe svolgersi ovunque. Forse è confortante empatizzare con dei personaggi i cui grandi difetti sono tangibili e visibili a occhio nudo – e la cui origine giace nell’infanzia. O forse la ragione del successo sta nel fatto che ogni lettore conosce il sentimento che accompagna il lasciare qualcuno che si ama (i più fortunati tra noi l’hanno conosciuto una sola volta). La base per ogni vera relazione è la possibilità di fare del male e di ricevere del male. Questa non è una buona ragione per evitare l’amore, ma è certamente una scusa eccellente per leggerne.