Paolo Giordano è il nuovo prodigio
della letteratura italiana.

Le Monde


Ferite d’adolescenza.
di Fabio Gambaro

Paolo Giordano è il nuovo prodigio della letteratura italiana. A soli 25 anni, con il suo stupefacente primo romanzo, La Solitude des nombres premiers che ha venduto più di un milione di copie, ha ottenuto unanimi apprezzamenti dalla critica e vinto con facilità il prestigioso premio Strega. Tuttavia la sua formazione scientifica – sta attualmente preparando un dottorato in fisica teorica – non l’aveva veramente predestinato alla letteratura. È un’amica libraia, alla quale aveva fatto leggere i suoi primi testi, che l’ha incoraggiato a scrivere questa storia toccante e terribile di due adolescenti infelici, Alice e Mattia, la cui esistenza si riassume in una lotta disperata contro i fantasmi di un’infanzia crudele.
Con uno sguardo quasi clinico, il giovane romanziere segue i loro percorsi paralleli che, tra l’infanzia e l’età adulta, si sfiorano, si incrociano, si perdono e si ritrovano senza sosta. Due percorsi segnati per sempre dai traumi che hanno ribaltato le loro rispettive infanzie. Un grave incidente sciistico per Alice, che non ha trovato altri mezzi per sottrarsi all’autorità soffocante del padre. Un enorme senso di colpa per Mattia, responsabile della scomparsa della sua sorellina handicappata, abbandonata per qualche ora in un parco e mai più ritrovata.
Non potendosi liberare del peso del passato, entrambi sprofondano in una solitudine al tempo stesso scelta e subita, facendo contemporaneamente del loro corpo il luogo in cui i malesseri e le contraddizioni si esprimono, tra anoressia e scarnificazione. Dopo delle esperienze scolastiche dolorose e umilianti, Alice, per cercare di sfuggire al proprio isolamento, cercherà di trovare nella fotografia un modo per avvicinare la realtà, mentre Mattia, pur continuando a scavare un abisso intorno a sé, utilizza le sue conoscenze matematiche per controllare le emozioni e proteggersi dal magma caotico della vita.

Un’amicizia zoppa
Incapaci di comunicare con gli altri, i due protagonisti appaiono sempre fuori posto, distanti, chiusi in se stessi, uno che rifiuta il mondo e l’altra che si sente rifiutata dal mondo, senza che “faccia molta differenza”. Isolati e persi, “vicini ma senza sfiorarsi veramente”, essi ricordano quei numeri primi che “sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi”. E il loro incontro non può che dare luogo ad una relazione strana e intermittente in cui la solitudine dell’uno si riconosce in quella dell’altro. Una “amicizia difettosa e asimmetrica, fatta di lunghe assenze e molto silenzio” che, tra fughe e tenerezza, speranze e disillusioni, poco a poco li aiuterà a cicatrizzare le loro ferite, a crescere ed emanciparsi dal passato, senza tuttavia dimenticare che “le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per il tempo restante.”
Giordano impressiona per la sua maturità e per la sua padronanza della scrittura, ma soprattutto per la sua acutezza e la sua capacità di rendere con precisione le emozioni, le mancanze, i dubbi e le paure dei suoi personaggi. Dimostra una grande sensibilità e si mostra a suo agio in una materia esistenziale e psicologica bruciante, in cui l’adolescenza diventa il territorio di tutte le sofferenze e di tutte le solitudini. Soprattutto quando le famiglie, per egoismo o per arroganza, per incapacità o per viltà, non sono in grado di aiutare i due eroi ad uscire dalla loro prigionia.
Da questo punto di vista, il giudizio del giovane romanziere italiano sulla famiglia è senza appello. Dato che i genitori non sono all’altezza delle loro responsabilità, sta agli adolescenti di trovare, da soli, la via d’uscita che gli permetterà di fuggire dai fantasmi che li divorano come parassiti.
Lontano da qualsiasi autobiografismo, ma anche senza voler parlare a nome di tutta la sua generazione, Giordano propone un romanzo di formazione atipico, che rifiuta anche la minima concessione alla moda del “romanzo giovane” e svela tutti i trucchi di un soggetto in cui i luoghi comuni la fanno da padroni. Forte della sua formazione scientifica, sostiene la densità del suo raccontare con un linguaggio semplice ma sempre preciso ed efficace. Un linguaggio che, senza cadere nelle facilonerie del gergo giovanile, fa qua e là appello all’ironia per alleggerire le atmosfere cupe che dominano le pagine. E anche se nella parte finale la tensione diminuisce leggermente, La Solitude des nombre premiers resta un romanzo eccellente, un’opera straziante ma priva di qualsiasi patetismo, capace di scandagliare in profondità i tormenti dell’adolescenza ma offrendo anche uno sguardo originale sulla diversità e sull’amicizia.