Un’opera prima
che è già un’opera definitiva.

La Repubblica


Alice, Mattia e i numeri primi.
di Marco Lodoli
9 Febbraio 2008

In alto i calici e brindiamo a Paolo Giordano, venticinquenne torinese, ricercatore di fisica teorica e grande scrittore!
Il suo straordinario esordio, La solitudine dei numeri primi, ha tutta la sensibilità ferita di una giovinezza che non sbraita e non provoca, ma che sa vedere le cose che gli altri non vedono più: «Sapeva come far funzionare una storia. Sapeva che tutta la violenza è racchiusa nella precisione di un dettaglio». Nulla sfugge all’attenzione di Giordano, che scruta i suoi personaggi con la delicatezza feroce di chi sa che la vita si compone di frammenti, tutti preziosi, tutti taglienti. Alice e Mattia sono stati due bambini segnati per sempre dalla disgrazia, che li ha resi diversi e speciali. Lei per sempre zoppa a causa di un incidente sulla neve e di un padre senza cuore, e lui per sempre costretto all’infelicità per aver abbandonato e perduto in un parco una sorellina demente. Le loro storie si intrecciano senza mai fondersi, Alice e Mattia si sfiorano, si amano, si dimenticano, si ritrovano nel corso del tempo: non sono fatti per costruire un mondo comune, lei anoressica e affamata d’amore, lui rinchiuso nella dedizione alla matematica pura, solo lenimento per una esistenza impossibile.
Dicevo della grande capacità di Giordano di restare sempre vicino al dolore originario dell’adolescenza, di trarre forza dalla ferita che mai si cicatrizza, ma nel romanzo c’è ancora molto di più. Non è solo il diario di un disagio giovanile: con una maturità sorprendente, Giordano sa iscrivere queste due vite straziate in un cerchio più ampio, nel fallimento ontologico di ogni progetto umano. Chi ha sofferto così tanto, ha capito per sempre la miseria di ogni sfacciata vanità, intuisce il crollo inevitabile che attende ogni cantiere e ogni presunzione. La solitudine dei numeri primi, nonostante qualche sfilacciamento finale, mi sembra così l’esordio più importante degli ultimi anni: è un’opera prima che è già un’opera definitiva.