Siamo davvero al cospetto di una visione e di una scrittura
che caldamente consigliamo ai lettori.

l’Unità


Alice e Mattia soli come i «numeri primi».
di Michele de Mieri
25 Febbraio 2008

Il romanzo del giovane Paolo Giordano si intitola La solitudine dei numeri primi. È la storia dei primi ventiquattro anni di due giovani, della loro incomunicabilità e dei loro tumulti interiori.
«L’orribile vaso in ceramica bianca, ornato dei complicati intrecci floreali in oro, che occupava da sempre un angolo del bagno, apparteneva alla famiglia Della Rocca da cinque generazioni, ma non piaceva veramente a nessuno». Basterebbe un solo attacco di capitolo, come questo preso a caso, per rendere merito allo sguardo narrativo dell’esordiente torinese Paolo Giordano (classe 1982) che col suo romanzo erompe dagli schemi generazionali, o di genere, che solitamente varano le carriere dei giovani narratori. Fermo controllo della lingua, limata e livida, per disegnare con nettezza luci ed emozioni, superfici e annientamenti interiori, rifuggendo sempre da ogni mimetismo gergale, da ogni tentazione giovanilistica. Una lingua che serve ad astrarre i personaggi dal tempo narrato (pur indicato nella scansione sequenziale dei fatti -sette anni come campionati a caso di due esistenze) più che a immergerveli. Alice e Mattia da bambini, in una Torino appena identificabile, nei loro piccoli mondi paralleli non riescono a scampare alle crudeltà dell’infanzia. la prima, obbligata dal padre alla passione competitiva per lo sci, ne ricaverà una zoppia permanente. Mattia abbandonerà nel parco cittadino Michela, la sorellina gemella ritardata di mente, perché si vergogna di portarla con sé alla prima festa di compleanno alla quale sono stati invitati: la scomparsa della sorella lo precipiterà in una solitudine siderale che comprometterà per sempre il suo rapporto col mondo.
Alice e Mattia viaggiano così, per l’arco dei ventiquattro anni che il romanzo copre, laterali e gregari ai loro coetanei, assenti e distaccati dai loro genitori, confinati in un spazio che è insieme ritiro salvifico e prigione. L’unica barriera sensibile tra i loro tumulti interiori e la paura degli altri sono i loro corpi, sentinelle martoriate, luogo di controllo e di verifica della propria ossessione, che per Alice saranno il cibo, con la conseguente anoressia, della maternità. Per Mattia quel corpo che lo separa dal «sentire», così narcotizzato alle emozioni agli slanci, deve sanguinare, deve bruciare, è una pagina su cui incidere con vetri e coltelli e stampare piaghe col fuoco per destarsi dal torpore.
Per caso Alice sceglierà di fare la fotografa dopo aver abbandonato l’università; con disegno preciso Mattia invece si ritirerà nella matematica, lui che «sapeva che il disordine del mondo non può che aumentare, che il rumore di fondo crescerà fino a coprire ogni segnale coerente, ma era convinto che misurando ogni suo gesto avrebbe avuto meno colpa di questo lento disfacimento».
Le sette campionature temporali su cui è montato La solitudine dei numeri primi hanno un inizio ma non una fine certa, il romanzo si arresta aperto ad altre traiettorie, ad altre ipotesi combinatorie, così come lo sono state il matrimonio poi fallito di Alice con un giovane medico o alcuni degli incontri di Mattia.
I due infelici protagonisti si sono sentiti simili fin dal loro incontro al liceo, ma questo non è bastato perché le loro solitudini si aprissero l’una all’altra: resteranno per sempre isolati come quei numeri primi che i matematici chiamano gemelli «coppie di numeri che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce toccarsi per davvero». Le pagine più belle di questo notevole esordio restano quelle della prima parte, dove il racconto della sanguinosa infanzia è nitidamente evidente; è struggente e clinico insieme il resoconto cadenzato di come intorno alla famiglia, alle sue premure e desideri, un giorno qualsiasi apparentemente normale, possa addensarsi la catastrofe. Anche se l’urgenza di questa traiettoria si indebolisce un po’ in qualche tranche successiva della vicenda, anche se la formazione di Giordano rischia a volte di piegare ad un teorema dimostrativo la vicenda di Alice e Mattia, siamo davvero al cospetto di una visione e di una scrittura che caldamente consigliamo ai lettori.